giovedì 15 marzo 2012

The kid is alright

Posto sempre meno, me ne sono accorto, ma almeno lo faccio quando ne vale la pena. Come in questo caso, in cui ho avuto il piacere e l'onore di intervistare Roger Daltrey a Padova, poco prima del suo debutto italiano in cui ha suonato tutto "Tommy" per intero e un bell'estratto di classici immancabili degli Who. "My generation", "I can see for miles", "Behind blue eyes", "Who are you", "Baba O'Riley" e parecchie altre, per oltre due ore e mezza di spettacolo. Davvero incredibile per un quasi settantenne, ma raramente ho notato così tanta vitalità e curiosità in un artista che, diciamocelo, potrebbe ritirarsi a vita privata dopo una carriera irripetibile senza dover dimostrare più nulla. Del suo non avevo dubbi, ma anche il mio è stato un "amazing journey" niente male. Ecco l'intervista, con tutti i ringraziamenti del caso a chi di dovere...


martedì 31 gennaio 2012

I 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone (Coney Zugna Baby remix)


Adoro le liste, mi piace farle, leggerle, compararle e, chiaramente, criticarle e pensare a come le avrei compilate io. Un esercizio calligrafico, forse, ma poco importa. L'ultima che ho letto in ordine di tempo è quella dei 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone, in edicola stamattina per festeggiare il proprio centesimo numero. Chissà perché, sfogliando la rivista ho pensato immediatamente di rifarla a mio piacimento, tenendo buono il grosso del lavoro fatto da loro e aggiungendo/togliendo dove ritenevo opportuno. Ho usato le stesse regole - un disco per ogni artista, per esempio - e ho buttato giù quasi di getto il mio remix, senza però compilare i dischi in ordine di preferenza. Il numero uno, dunque, non è il più bello o il migliore, non mi interessava fare una classifica, solo segnalare quelli che ritengo i miei 100 dischi italiani più belli di sempre.
Sono soddisfatto? Certamente sì, credo proprio che la mia lista sia migliore, sebbene più imparziale, ma è pure ovvio: ho deciso tutto io senza chiedere ad altre persone di darmi un loro parere, ma ho cercato anche di mantenere un minimo di equilibrio tra passione personale bruciante e oggettivo valore artistico. Avrò dimenticato qualcosa? Poco importa, sarà per la prossima volta.
Insomma, più la rileggo e più mi piace, soprattutto perché scevra - finalmente, cazzo - di nomi come Ligabue, Zucchero, Vasco Rossi e via di questo passo. Per quelli è sempre pronta la lista dei musicisti più noiosi, sopravvalutati e paraculi...

1.CONFUSIONAL QUARTET: Confusional Quartet
2.BATTIATO, Franco: La voce del padrone
3.BATTISTI, Lucio: Don Giovanni
4.DE ANDRE’, Fabrizio: Crêuza de mä
5.RATS: C'est disco
6.CAPOSSELA, Vinicio: Ovunque proteggi
7.DIAFRAMMA: Siberia
8.CSI – CONSORZIO SUONATORI INDIPENDENTI: Linea gotica
9.AREA: Arbeit Macht Freit
10.CELENTANO, Adriano: Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra
11.INDIGESTI: Osservati dall'inganno
12.CCCP FEDELI ALLA LINEA: 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età
13.BENNATO, Edoardo: I buoni e i cattivi
14.GAETANO, Rino: Mio fratello è figlio unico
15.ELIO E LE STORIE TESE: Italyan, rum casusu ciktyi
16.RAW POWER: Screams from the gutter
17.DANIELE, Pino: Nero a metà
18.MASSIMO VOLUME: Stanze
19.VERDENA: WoW
20.NOT MOVING: Sinnerman
21.LE STELLE DI MARIO SCHIFANO: Dedicato a...
22.TENCO, Luigi: Luigi Tenco
23.OFFLAGA DISCO PAX: Socialismo tascabile
24.BERTE’, Loredana: Traslocando
25.SANGUE MISTO: SxM
26.EQUIPE 84: Stereoequipe
27.FINARDI, Eugenio: Sugo
28.ROSEMARY'S BABY: Love songs
29.NADA: Luna in piena
30.IL TEATRO DEGLI ORRORI: Dell'impero delle tenebre
31.BLACK BOX: Dreamland
32.ROCCHI, Claudio: Volo magico n.1
33.TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: La testa indipendente
34.CASINO ROYALE: Sempre più vicini
35.ZERO, Renato: Zerofobia
36.ALMAMEGRETTA: Sanacore
37.CAPUTO, Sergio: Un sabato italiano
38.RITMO TRIBALE: Kriminale
39.FRANKIE Hi-NRG: La morte dei miracoli
40.DALLA, Lucio: Lucio Dalla
41.AFTERHOURS: Hai paura del buio?
42.GAZNEVADA: Sick Soundtrack
43.LINEA 77: Horror vacui
44.PFM: Storia di un minuto
45.FAUST’O: Poco zucchero
46.F:A.R.: Presto i topi verranno a cercarci
47.FABRI FIBRA: Mr. Simpatia
48.GABER, Giorgio: Far finta di essere sani
49.DETONAZIONE: Sorvegliare e punire 1983-1984
50.I CORVI: Ragazzo di strada
51.LE ORME: Ad gloriam
52.SORRENTI, Alan: Aria
53.ONE DIMENSIONAL MAN: You kill me
54.DECIBEL: Vivo da re
55.GARBO: A Berlino… va bene
56.AUTORI VARI: Rock ’80
57.AUTORI VARI: Gathered
58.POOH: Per quelli come noi
59.GOBLIN: Profondo rosso
60.KINA: Se ho vinto, se ho perso
61.GRAZIANI, Ivan: Pigro
62.CAMERINI, Alberto: Cenerentola e il pane quotidiano
63.CATTANEO IVAN: Primo, secondo, frutta (IVAn compreso)
64.BALLETTO DI BRONZO: Sirio 2222
65.CHRISMA: Chinese Restaurant
66.SKIANTOS: MONOtono
67.LOLLI, Claudio: Ho visto anche degli zingari felici
68.MARLENE KUNTZ: Il vile
69.NEGAZIONE: Lo spirito continua
70.ARTISTI VARI: The Great Complotto
71.DENOVO: Unicanisai
72.MATIA BAZAR: Tango
73.FRANTI: Il giardino delle quindici pietre
74.PANKOW: Freiheit fuer die sklaven
75.BISCA: S.D.S.
76.DISCIPLINATHA: Un mondo nuovo
77.STARFUCKERS Infrantumi
78.GIUDA: Racey Roller
79.FORTIS, Alberto: Alberto Fortis
80.STORMY SIX: Un biglietto del tram
81.BIGLIETTO PER L’INFERNO: Biglietto per l’inferno
82.LITFIBA: 17 re
83.SQUALLOR: Pompa
84.PERTURBAZIONE: In circolo
85.GANG, THE: Barricada Rumble Beat
86.CIAMPI, Piero: Io e te abbiamo perso la bussola
87.BANCO DEL MUTUO SOCCORSO: Darwin!
88.AFRICA UNITE: Un sole che brucia
89.BIANCHI, Maurizio: Symphony For A Genocide
90.JANNACCI, Enzo: Quelli che…
91.OSANNA: Palepoli
92.DEATH SS: The Story of Death SS (1977-1984)
93.ZU: Igneo
94.ARDECORE: Ardecore
95.NEFFA E I MESSAGGERI DELLA DOPA: Neffa E I Messaggeri Della Dopa
96.DE GREGORI, Francesco: Rimmel
97.I REFUSE IT: Cronache del videotopo
98.NAPOLI CENTRALE: Napoli Centrale
99.NEON: Rituals
100.FLUXUS: Non esistere



giovedì 19 gennaio 2012

Il gusto superiore di Claudio Rocchi


Capita sempre più spesso, in questi ultimi mesi, che molti degli appuntamenti più interessanti a livello musicale (ma non solo) siano in Santeria, un locale milanese in zona Città Studi che è pure difficile da definire. Ci sono degli uffici in co-working per chi vuole affittarsi una postazione di lavoro, un bar ricco di cose buone e appetitose, una sala per le presentazioni, un negozietto di dischi e libri. È la dimostrazione che, pur anteponendo una logica culturale (anche bere una buona birra o mangiare del buon cibo è cultura, almeno per quel che mi riguarda) a una grettamente economica, si può fare concorrenza a chiunque. Che poi tra i soci ci siano anche dei cari amici non fa che aumentare il piacere di passarci le serate o i pomeriggi.
Detto ciò, ci sono stato spesso ultimamente, la scorsa settimana per presentare un documentario sul D.I.Y., "Blood, sweat and vinyl", con la partecipazione di Mark "Barney" Greenway dei Napalm Death - ho finalmente realizzato, e credo di essere stato l'ultimo, il perché del soprannome -, Nicola Manzan/Bologna Violenta e i ragazzi dell'etichetta Frohike. Ieri sera, invece, ed è il vero motivo di questo post, sono passato per assistere alla presentazione del nuovo album di Claudio Rocchi, autentico freak della musica italiana, detto con il massimo rispetto possibile. Ci sono andato senza sapere bene cosa aspettarmi (ed essere, per una volta, di gran lunga il più giovane mi ha messo di buonumore), conoscendo di lui solamente due cose, entrambe vecchissime e distanti anni luce dall'oggi: il suo secondo album, nonché classico della psichedelia folk, "Volo magico n.1", uscito nel 1971 e ancora oggi parte integrante dei miei ascolti, e "Un gusto superiore", disco inciso assieme all'amico chitarrista Paolo Tofani (ex Area) dopo la conversione Hare Krishna. Ovviamente, l'aveva portato a casa mio fratello nel pieno del suo periodo mistico - credo durato pochi giorni/mesi - e resta un oggetto misterioso di difficile interpretazione, che non sento da decenni ormai. Mi è capitato almeno una decina di volte di vederlo in giro per mercatini, ma non me la sono mai sentita di ricomprarmelo. Chissà che sia la volta buona, appena lo incrocio di nuovo...
Tornando a Rocchi, in ogni caso, la sua carriera è passata per anche per la Cramps, come ogni artista interessante degli anni Settanta viene da pensare, storica etichetta casa di Finardi, Camerini, Area, Arti & Mestieri, ma anche Kaos Rock, Skiantos e molto altro. Poi, come molti dei suoi colleghi degli anni Sessanta e Settanta, è sparito dai radar (forse solo dai miei...) pur continuando a pubblicare dischi di cui non ho grandi informazioni. L'occasione per incontrarlo di nuovo è stata dunque quella in Santeria, in cui ha suonato per un'ora materiale vecchio e, soprattutto, nuovo. A parte le pause quasi infinite tra un pezzo e l'altro, mi è sembrato in gran forma, estremamente simpatico e comunicativo, con un'attitudine psichedelica, nel senso migliore del termine, intatta. Solo e circondato da strumenti, amplificatori, candele, incensi, una lampada chiamata Kundalini (guarda te...). Eppure così magnetico, come accade a chi ha qualcosa di importante da dire.
Insomma, prima di andare a casa mi sono procurato un paio di dischi che aveva in vendita, "A fuoco" del 1977, e "In alto", quello appena uscito, di nuovo per la rediviva Cramps. Proprio stamattina in macchina, vagando per il traffico milanese, tra code, smog, nebbia e freddo polare, ho ascoltato quest'ultimo, con un effetto che definire straniante è poco. Registrato, composto e prodotto dallo stesso Rocchi, pare uscito dalla metà dei Settanta e lascia quasi sgomenti. A parte qualche sporadico intervento esterno di altri collaboratori (la grafica terribile, per esempio), il resto è tutto farina del sacco del musicista meneghino (ora rilocato in Sardegna): "quella" voce, chitarre riverberate oltre ogni misura, drum machine che, spesso, vanno per conto proprio, suoni elettronici che appaiono e scompaiono, pezzi che sfumano in modi assurdi e inaspettati. Su tutto, testi mediamente molto interessanti e mai scontati, roba di gran lusso di questi tempi in Italia, specie se si pensa alla pochezza di ciò che si sente in giro e che viene spacciata per letteratura. Dovreste davvero ascoltarvi "Alchimia", "Gesù si gira", "Eccoti qui" e "La stella da cui vieni", nella speranza di intercettare una selle rare esibizioni psichedeliche di Rocchi.




martedì 27 dicembre 2011

the boiler

Mi ricordo di aver passato giornate intere, da ragazzino, a tentare di capire e poi tradurre il testo di "The Boiler" degli Special A.K.A. con Rhoda Dakar alla voce, un racconto terribile di violenza contro le donne. Un crescendo di tensione, lirica e musicale, che mi mette i brividi ancora oggi. Vi risparmio la fatica e ve lo copio qui di seguito.

I went out shopping last saturday
I was getting some gear and this guy offered to pay
Who's the hunk? I think to myself
For so many years I've been left on the shelf
An old boiler

Then we went walking back down the high street
And I felt so proud because he looked so neat
He was a real hard man, tough as they come
He said I was cool but I still felt like
An old boiler

He bid me "Come out", how could I say no?
He said "Meet me at eight round my place, you know"
With my new gear on and a blow dried hair-do
But in my mind I knew I was still
An old boiler

We danced all night long to a nice steady beat
But my hair went to frizz in the terrible heat
My mascara ran and so did my tights
Confirming in my sight, I must be
An old boiler

So we came out this club, hot and sweaty
Because we'd been dancing all night
And he says to me "Well babe, what you doing then?"
"Well I think I might get a cab", I said casually
"Nah nah, come back to my place, I only live just round the corner
You can go home in the morning, yeah?"
"Well I don't think so, I've only known you a day, It's a bit soon innit
Give me a ring sometime, yeah?"
But then he starts to get mad
"Listen here girl, I bought that gear you got on, I paid you in here tonight
I bought you all them drinks and you wanna go home, I should bleedin' coco"
And then he stormed off

Well, I felt a right mug, well you would wouldn't you
So I ran after him, caught him up
And here we are walking down this street about a hundred miles per hour
Arm in arm, no talking, atmosphere you could have cut with a knife

There's no-one about, nothing to take your mind off it you know
No cars, not even the occasional stray animal
It was cold and the wind's whistling through the trees
Blowing newspapers across my legs so I tripped as I tried to keep up with him
And there was all these alleyways and railway bridges, the stink of piss

Then all of a sudden he grabbed hold of my arm
And he starts to drag me up one of these alleyways
Then he starts to hit me really hard across the face, you know
He was hitting me and grabbing at me
It was awful because he was, like, so big
Hitting me he was, and tearing at my clothes
There was nothing I could do honest, I was helpless
And then he tried to rape me, and there was nothing I could do, honest
All I could do was scream, no...

giovedì 8 dicembre 2011

rumori sacri e profani




In attesa del famoso post sul karaoke punk - al momento sono sprovvisto di verve creativa per scriverlo a dovere -, ecco un breve aggiornamento delle ultime novità personali. La volta scorsa, parlando di dischi ricevuti, mi sono colpevolmente dimenticato di citare l'esordio discografico dell'amico Valerio Millefoglie. Lo scrittore/dj a parole/wrestler con gli occhiali e dio solo sa cos'altro ha pubblicato un bellissimo CD, "I miei amici immaginari": racchiusi in una confezione pregevolissima, con delle stupende illustrazioni (si aprono a fisarmonica e valgono il prezzo del disco), ci sono dieci pezzi più un remix che raccontano altrettanti personaggi della fantasia sfrenata di Valerio, da "L'Uomo Pan di Stelle" a "L'Uomo Striscia Pedonale", tutti musicati da Massimo Martellotta dei Calibro 35. Insomma, il consiglio è quello di andare a vedere dal vivo le sue performance, non vi pentirete. Il suo party di presentazione del disco/terapia di gruppo è stata una delle cose più divertenti degli ultimi mesi anche se ho fatto indigestione di ciambelle, cheeseburger e gazzosa.

Detto questo, passiamo al vero motivo del post, ovvero l'uscita di "Rumori sacri", un bel libro pubblicato da Kali Yuga, piccola casa editrice che fa capo ad Alessandro Papa, proprietario della libreria/galleria d'arte Mondo Bizzarro a Roma. Ho conosciuto Alex molti anni addietro, quando Mondo Bizzarro era ancora un piccolo negozio a Bologna e si occupava principalmente di tematiche estreme: serial killer, musica industriale e post-punk, b-movies, cultura dell'apocalisse. Ciò che oggi viene definito con il termine "Occulture". Avendo una fidanzata di stanza nella città felsinea, mi capitava abbastanza spesso di fermarmi a salutare Alex e, chiaramente, di uscire dal suo negozio con un libro o un dvd. Insomma, tutto questo ve lo racconto perché sono felice di ritrovarlo dopo molti anni con questo bel tomo, "Rumori sacri", che racconta la storia di quattro delle più importanti band della scena post-industriale italiana. I capitoli opera di Aldo Chimenti, Paolo Bandera e Devis Grazieri (e Papa ovviamente) si occupano di Ain Soph, Rosemary's Baby, Sigillum S e Atrax Morgue, nomi leggendari per chi è avvezzo a certe sonorità, progetti il cui materiale è introvabile se non a prezzi folli e che per molti anni hanno rappresentato la frangia più estrema di un un movimento già di per sè piuttosto incline a pericolose derive.
È stato soprattutto il nome Rosemary's Baby ad attirarmi, gruppo per cui ho sempre nutrito un interesse morboso e con cui mi imbarcai in un lungo carteggio epistolare in gioventù. Branca italiana del Tempio della Gioventù Psichica (T.O.P.Y.), i veronesi rappresentarono un unicum nella scena locale, tra suggestioni industrial, occultura, esoterismo e di loro conservo gelosamente dischi (due soltanto, il secondo mi arrivò per posta in regalo), cassette, volantini e lettere. Dopo essermene scordato per vent'anni e più, negli ultimi mesi ho avuto occasione di parlare di loro con un paio di amici che mi hanno risvegliato l'antica passione. Questo libro, dunque, non poteva che essere il mezzo ideale per riprendere in mano i vecchi vinili e scoprire alcuni retroscena di cui non ero a conoscenza.

Chiusura breve, infine, per un altro libro, recuperato in un mercatino ancora nel cellophane, perfettamente intonso. Si tratta di "Tutto in una notte" di Tony Parsons e vale molto più dei due euro che l'ho pagato. Ne possiedo già una copia, ma come spesso succede per le cose che mi piacciono, non riesco a fare a meno di ricomprarle, magari per regalarle ad amici. Parsons, per chi non lo conoscesse, fu uno dei primissimi giornalisti a occuparsi di punk, per l'esattezza assieme all'amica/compagna Julie Burchill, nella redazione di NME. Si dice che, per rimarcare la differenza con i colleghi che ancora si occupavano entusiasticamente di rock tradizionale, i due avessero circondato le loro scrivanie con filo spinato e cocci di bottiglia! In tempi recenti, Parsons è diventato un romanziere di grande successo in Gran Bretagna e questo libro è uno dei suoi migliori: la storia si svolge nella notte del 16 agosto 1977, data in cui muore Elvis Presley e in piena epoca punk, e ha come protagonisti Terry (giornalista musicale e alter ego dello stesso Tony), la sua ragazza fotografa Misty e la rockstar Dag Wood. Se siete appassionati di punk, riconoscerete molti posti della Londra di quegli anni, ma ovviamente il libro è godibile in qualunque maniera. Insomma, la copia in regalo è qui, posso valutare eventuali richieste...



domenica 27 novembre 2011

welcome back!

Troppi mesi senza scrivere, avete ragione, c'è persino chi si è lamentato per la scarsa cura dedicata a questo blog. Dopo una lunga pausa, ricomincio ora con un lunghissimo post per recuperare, spero con una frequenza più assidua di quanto fatto in precedenza. In questi mesi sono successe molte cose, ho comprato dischi belli, altrettanti mi sono stati regalati da amici, senza contare libri e concerti. Nessuno tipo di ordine, cerco solo di fare ordine in quello che ho visto, letto e sentito.
DISCHI
- I ragazzi di Macina Dischi (www.macinadischi.altervista.org), Walter e Anna, mi hanno gentilmente spedito un po' del loro materiale, complice Matt dei Mojomatics/Squadra Omega. Proprio a lui mi ero rivolto per avere notizie del suo nuovo progetto kraut/psychedelic, gli Squadra Omega appunto, dopo averne letto e sentito meraviglie. Il loro album omonimo, uscito per Holiday Records, e il favoloso dieci pollici "Le nozze chimiche", sono consigliati a chiunque sia appassionato di Amon Düül, Neu!, Can e via discorrendo. Il 10", poi, è un gioiello anche dal punto di vista grafico: vinile bianco e copertina in alluminio limitata a 200 copie. Roba per palati fini, non fatevela scappare, sempre che si trovi ancora. Tra l'altro, sempre la Aluminium Series, è uscito anche un altro dischetto, lo split tra Speedy Peones e i Kelvin.
- Gabriele della Badman Records (www.badman.it) mi ha invece omaggiato dei suoi ultimi due singoli. Il primo è dei Port Of Souls, gruppo del mio caro amico Andrea Valentini, regala una copertina ad opera di Simone "Lamette" Lucciola e tre pezzi di rock'n'roll scarno e allucinato come i Gun Club insegnano. Insomma, la vecchia passione del Reverendo Valentini non muore mai! Il 7" faceva coppia, nella stessa busta, con un'altra uscita, ovvero il singolo di Docteur Legume et Les Surfwerks, una one man band, da quel che leggo sul disco, innamorata di fantascienza anni 50, surf, rock'n'roll e zone limitrofe. Non proprio il mio pane quotidiano, ma se vi piace fatevi sotto...
- Elena di Metatron mi ha regalato una copia di "Salgari privato", ultimo disco concept (su Emilio Salgari, nel centenario della sua nascita) dei Totò Zingaro. Bello, intenso, interessante, mi ha costretto a leggere una biografia del grande scrittore e scoprire che ha passato una vita miserabile e pazzesca. Documentatevi e resterete a bocca aperta. Ah, comprate anche il disco già che ci siete.
- Filippo di Gamma Pop (www.gammapop.it), infine, ha rimesso in piedi la sua vecchia label e per farlo ha pensato bene di pubblicare un bel 10" dei Julie's Haircut e un album dei Cut, "Live in Brighton", che documenta la potenza devastante dal vivo della band di Ferruccio. Welcome back, anche a loro...
- Oltre a ricevere qualche vinile, sono ancora malato a sufficienza per continuare a comprarli, nuovi (pochi) e usati (moltissimi). Dei primi, non posso che segnalare i miei preferiti, nonostante ormai l'abbiano scritto tutti, ovvero i romani Giuda. Il loro LP "Racey roller" è il mio disco dell'anno, tallonato dai due singoli usciti prima e dopo, "Get it over/Kidz are back" e "Number 10/Crazee". Li ho comprati in vinile, in CD, li ho pure in mp3; I'm a Giuda fan, come recita l'adesivo sul loro album. Glam rock magnifico, zatteroni, echi anni Settanta, menzioni d'onore persino su Mojo. Che volete di più?
Il resto dei dischi nuovi che ho comperato in questi mesi è composto per la maggior parte da ristampe ("Some girls" degli Stones, "Quadrophenia" degli Who, "Smile" dei Beach Boys, "Tago mago" dei Can) ma pure da qualche novità vera e propria come il doppio vinile di "Skying" degli Horrors, un altro dei miei dischi preferiti di questo 2011, appena visti in concerto. Sto aspettando di recuperare il nuovo disco dei La Crisi ("III: Paura a colazione") e da quel che ho sentito, ne vale davvero la pena.

In ordine sparso, ecco anche alcuni degli ultimi colpacci da mercatino dell'usato, quelli che mi hanno regalato più gioia (al netto di pochissimi soldi spesi). Ormai ho perfezionato la tecnica della "faccia di legno impassibile", anche quando scovo cose assurde e rare a due lire, ma l'intima soddisfazione resta sempre: Krisma "Lola/Black silk stocking", Popol Vuh "Einsjäger & siebenjäger", Fela Kuti "Suffering and shmiling", Ennio Morricone "L'umanoide", Larry Martin Factory "New dawn flyers and electric kids", The Heartbreakers "L.A.M.F.", (qualche giorno fa in mezzo a una pila di Baglioni, Battisti, Branduardi e via col resto), Stormy Six "Un biglietto del tram". Ho lasciato a malincuore in un cartone il primo album di Plastic Bertrand ma era davvero conciato male, così come un paio di dischi di Giorgio Moroder che mi sarei portato a casa volentieri. Un buon numero di acquisti eccellenti, senza contare i molti altri che ora non ricordo.

LIBRI
Anche qui la faccenda è piuttosto complicata, vista la quantità di roba letta negli ultimi mesi, complici pure le vacanze estive. Mi sono goduto l'autobiografia di uno dei miei miti, Bob Mould, "See a little light", che mi ha lasciato, nonostante i grandi momenti di piacere, un po' di amaro in bocca. Qualche aneddoto in più sugli Hüsker Dü l'avrei preferito alle lunghe dissertazioni sui periodi successivi, meno interessanti musicalmente, se si eccettuano i primi album solisti e il materiale inciso con gli Sugar. La vicenda umana, con la lunga strada per arrivare ad accettare la propria omosessualità e la successiva esplosione di vita tra locali gay, serate gay, escort gay e molte altre vicende gay è un po' ridondante, ma riesco a immaginare quanto sia importante e fondamentale per Bob. A cui, mi pare il minimo, perdonerei qualunque cosa, figurarsi qualche lungaggine di troppo.
Piuttosto interessante è anche "Retromania" (ISBN) di Simon Reynolds, di cui è possibile trovare ottime recensioni un po' ovunque in rete e su cui glisso volentieri. Sono parzialmente d'accordo con l'autore, è sempre un piacere leggerlo e vado molto fiero della mia retromania personale. Fine del discorso.
Sul tavolino da notte (che non ho ma si dice così, ho un vecchio baule su cui appoggio di tutto), fanno bella mostra due libri che devo ancora leggere ma che mi fa piacere consigliare lo stesso: "Lick me" (Odoya) è l'autobiografia in italiano di Cherry Vanilla, personaggio cardine del sottobosco newyorchese dei Seventies: è stata groupie, attrice, cantante, modella, ha frequentato chiunque, da Warhol a Bowie, e il suo pezzo "The punk" è uno dei miei preferiti di sempre. Lo custodisco gelosamente su 45 giri fin da quando ero ragazzino e fa parte dei miei primi ricordi musicali.
Il secondo libro è invece italiano e si chiama "Fedeli alla roba". "Romanzo di un naufragio generazionale" lo definisce il suo autore Bruno Panebarco, artista, performer e musicista nei primi anni Ottanta a Torino con i Prostitutes (a breve una ristampa), ma soprattutto biografia di una peggio gioventù (tra cui lo stesso Bruno) trascinata nei gorghi dell'eroina, con le conseguenze che ben si possono immaginare: carcere, overdosi, casini, morti. Bruno è sopravvissuto per raccontarlo in un libro durissimo che più persone mi hanno caldamente consigliato. Non ultimo Federico Fiumani, la cui fulminante prefazione apre le danze. "La felicità di essere vivi, questo è quello che conta".
È stato ristampato da poco dalle Edizioni Il Foglio, ma potete anche ordinarlo direttamente a lui. Fate un giro in rete e scegliete se fa al caso vostro.

Altre letture consigliate: "Oltre l'Avenue D" (Agenzia X) di Philippe Marcadé - conosciuto dal vivo durante la presentazione del suo libro in Santeria a Milano, molto simpatico e gentile, cose che non guastano quando ci si appresta a leggere un libro -, l'autobiografia di Cheetah Chrome dei Dead Boys, "On a faraway beach" (Arcana), biografia di Brian Eno.

DVD
Ultimissime segnalazioni per qualche bel film o documentario per allietare le vostre serate invernali. Io mi sono goduto (o mi appresto a farlo):
"You weren't there - A history of Chicago punk 1977-1984", rockumentary su una scena che ha dato i natali a Naked Raygun, Big Black, Articles Of Faith, Mentally Ill, Effigies e moltissimi altri. Da leccarsi i baffi, che ve lo dico a fare...
"On|Off - Mark Stewart from Pop Group to Maffia". Diretto da un fan berlinese di Stewart, anche questo è un documentario che racconta la parabola di uno dei musicisti più interessanti usciti dal calderone post-punk.
"The ballad of Mott The Hoople", ovvero la storia di una delle migliori rock band inglesi degli anni Settanta, famosa per la hit "All the young dudes" scritta per loro da Bowie, ma capace di marchiare a fuoco una generazione di musicisti in erba. Per referenze chiedere a Mick Jones dei Clash.
Non bastassero queste segnalazioni, ecco anche un paio di ulteriori consigli, questi reperibili in rete in modo non troppo ortodosso: il documentario "Reggae Britannia" è imperdibile, ricchissimo di ospiti e di musica straordinaria. Visione consigliata, soprattutto ai malati di Steel Pulse, Matumbi, Linton Kwesi Johnson e altri nomi del genere. "A family underground", infine, è un film del 2009 dedicato agli Insane Clown Posse, terrificante gruppo rap americano di cui non ascolterei neppure una canzone. Eppure il documentario sul loro raduno annuale con i fan è in qualche modo toccante e certamente vale l'ora e mezza di visione.

Siamo alla fine del post, per fortuna mia e vostra, e non sono nemmeno riuscito a raccontare del Punk Rock Karaoke, in cui ho cantato "12XU" con una band di leggende, e di molto altro. Nei prossimi giorni rivelo tutto, compreso il video che certifica l'esibizione.





giovedì 5 maggio 2011

waka waka (this time for Assago)


Non si vive di solo punk, il contrario semmai, e così finisco per andare a vedere il concerto di Shakira al Forum di Assago, una faccenda di lavoro, ma mi tocca lo stesso. Sono in dolce compagnia, non c'è nemmeno tanto casino e la gentile addetta stampa mi fa avere due biglietti per la tribuna Gold, per cui la parola "lavoro" assume connotazioni un po' ridicole. Come al solito mi emoziono davanti alle scene di bagarinaggio selvaggio, con una serie di energumeni che il Lombroso avrebbe amato alla follia che discutono tra di loro in napoletano e spacciano biglietti davanti alla cassa ufficiale. Imperdibile!
Poco dopo le nove ha inizio lo show e noi siamo comodamente seduti nella seconda fila della tribuna, circondati una fauna degna dell'Hollywood: a destra c'è una ragazzetto che pare un finalista di "Amici", a sinistra una coppia con lui che urla battute simpatiche ogni volta che Shakira fa una mossa sexy. Alla terza vorresti ammazzarlo, ma per fortuna si alza con la sua donzella e se ne va in platea. A un certo punto passa Cordoba dell'Inter con le stampelle, dietro di noi è seduta A. e poco più in là c'è A. Y. accompagnata da altre amiche che starebbero benissimo con gli shorts di Shakira in vendita al banchetto del merchandise con la scritta "loca" sul culo (30€, un affarone), e da un paio di personaggi grotteschi che paiono usciti da un film dei Vanzina anni Novanta, ma che invece sono più veri del vero. È la Milano da bere, baby, quella che non disseta mai, ed è inevitabile, quando Shakira attacca "Waka Waka" come bis finale, pensare alla versione di Elio E Le Storie Tese con il bunga bunga di Fede e Lele. Manca solo Ronaldinho a fare il trenino e poi ci siamo tutti...
In mezzo a tutto ciò c'è un'ora e mezzo di spettacolo, molto meno tamarro di quanto mi sarei mai immaginato: niente lustrini e paillettes, ma un impianto classico da concerto rock, con la cantante mignon che spazia tra pop, elettronica, reggaeton, dance e io che penso che la musica latino-americana sia una punizione di Dio per qualcosa che non capisco bene. La Y. canta tutte le canzoni a memoria con la faccia immersa nell'iPhone, proprio mentre a me tocca considerare che, a parte una brutta versione di "Nothing else matters" dei Metallica e l'accenno a "Unbelievable" degli EMF, non ne riconosco nemmeno una. Segna persino il Barcellona al camp Nou contro il Real Madrid e lei trova il momento buono per annunciarlo dal palco, poi parte "Loca loca" ed è il segnale che la serata sta volgendo al termine. Un assaggino di waka waka con folla in delirio (menzione d'onore al giacca e cravatta pelato che sculetta senza ritegno e alla milf esagitatissima di fianco a me in platea) prima che il Forum si riversi nel posteggio per creare il solito ingorgo post-concerto e via verso casa. C'è un tempo per l'Africa e uno per Assago, ma ora è venuto quello di un panino dello Stalingrado per riequilibrare la serata...