venerdì 17 dicembre 2010

24 ore per la vita

Avete presente "American hardcore", libro (fondamentale) e poi film (divertente) di Steven Blush? Bene, se l'argomento vi stuzzica e avete voglia di approfondire, ecco un bel link che vi terrà svegli per... 24 ore! In così tanto tempo ci stanno centinaia di pezzi hc, 911 per la precisione (l'avrà fatto apposta???), più di quanto sia umano sopportare forse. Decidete voi, Blush ha solamente messo in ordine alfabetico un patrimonio inestimabile di musica punk americana, tutto in streaming per il vostro/nostro piacere.
Qui: http://www.americanhardcorebook.com/punk24/
Ci risentiamo tra un po'.

giovedì 16 dicembre 2010

Vecchio, diranno che sei vecchio


La rivincita dei vecchi? Chi lo sa, fatto sta che il nuovo disco di Keith Morris e dei suoi Off!, sorta di supergruppo hardcore che comprende anche Dimitri Coates (Burning Brides), Steven McDonald (Redd Kross) e Mario Rubalcaba (Hot Snakes, Rocket From The Crypt), sta già suscitando parecchie reazioni davvero poco comprensibili. Passi l'incredibile smacco di vedere un disco come questo pubblicato dall'etichetta legata alla rivista Vice - sublime bersaglio per chiunque sia devoto all'antifighettismo -, su cui però duole dirlo si trova una buona parte delle cose più interessanti che si possano leggere ultimamente, ma il fatto che sia pure possibile che Morris e amici possano anche farci dei soldi, quello proprio no. Come osano 'sti quattro vecchi? L'occasione ce l'hanno avuta anni fa, quando nessuno se li filava, ogni loro concerto finiva a botte con la polizia e l'hardcore aveva più o meno la stessa forza commerciale de Il Campanile, il quotidiano di Mastella. Ora che invece magari si intravede la possibilità di alzare qualche dollaro - che poi immaginate quanti se ne possano tirare su con dischi del genere -, si beccano pure l'infamante accusa di essere dei venduti. È un mondo di merda, lo sappiamo...
Al di là di tutte le diatribe, però, resta il fatto che il disco è godibilissimo e divertente, copia carbone dei Black Flag (quelli con Morris alla voce, ovvio) fin dal titolo, ha una copertina strepitosa opera di Raymond Pettibon, altro venduto che ha osato persino esporre delle opere in alcuni musei, e vale i soldi spesi per comprarselo in edizione limitata, composta da quattro singoli. Mi cambia la vita? Nemmeno per sogno, per quello ci vorrebbe una vincita al Win For Life, ma di quale disco posso dirlo nel 2010? Effetto nostalgia? Poco ma sicuro, ma fa parte del gioco, ognuno sceglie a quale partecipare, l'importante è conoscere le regole. E quelle dell'hardcore, fatevene una ragione, Keith Morris e i suoi amichetti le conoscono meglio di tutti voi perché le hanno inventate. Capito?

discogs


Un post di pubblica utilità, soprattutto mia. Ho cominciato a vendere alcuni pezzi della mia collezione di vinili, altri ne seguiranno, presto o tardi vorrei riuscire a rendere la cosa un po' più professionale e meno dilettantesca. Intanto se vi piacciono i dischi comprateli o spargete la voce.
qui trovate la merce:
http://www.discogs.com/sell/list?seller=tvaddict
fatevi sotto bambini.

giovedì 18 novembre 2010

anarchì in sicily


Riprendo dal blog del mio caro amico Michele questo clip che racconta "the most incredible fashion town in Sicily". Al trentunesimo secondo appare Filippo, che nel suo "briscola casual style", indossa una t-shirt che dovreste conoscere molto bene. Jamie Reid e i Sex Pistols ne saranno orgogliosi...

lunedì 15 novembre 2010

canzoni che valgono una carriera pt.1


Era un po' di tempo che volevo fare un post del genere, o meglio iniziare un appuntamento settimanale con dei post a tema, dedicati, come da titolo a quelle canzoni che da sole valgono un'intera carriera. Non sto parlando necessariamente di "one hit wonders", cioè meteore che hanno fatto un pezzo famoso e poi sono scomparse, non sempre le cose coincidono. Semplicemente ci sono dei gruppi, per me quanto meno, che identifico sempre e comunque con un brano e basta, sebbene abbiano una media o lunga carriera, abbiano inciso altre cose meritevoli, dimostrando di meritarsi fama e successo. Non è un'accusa quindi, solo un modo per segnalarvi settimanalmente una serie di canzoni che dovreste a tutti i costi sentire una volta nella vita, perché di qualità eccelsa.

1- SUGARCUBES "Birthday" (1988)
Ho un ricordo confuso di loro, dal vivo a Torino, con Björk che lanciava mandarini al pubblico e sorrideva tutta contenta. Mi pare di essermi divertito molto, sicuramente di più che a Reading l'anno dopo, a mollo nel fango e con la band all'opera coi pezzi del secondo disco, decisamente meno interessanti dell'esordio.
Björk, prima dei Sugarcubes aveva cantato nei Tappi Tikarras - una new wave sbilenca e abbastanza interessante - e nei Kukl, che avevano inciso due dischi per la Crass Records, pensate un po'. Poi, d'improvviso, i Sugarcubes, prima in islandese e poi in inglese. "Birthday" anticipa l'uscita di "Life is good..." su One Little Indian ed è subito centro pieno, un pezzo così perfetto che non te lo immagineresti suonato in altro modo. Come sia diventato una piccola hit lo sanno solo gli inglesi che sono maestri nel cogliere il sublime all'interno della musica pop: sì, perché tra spigoli, strani tempi di batteria e una tromba quasi urticante, "Birthday" è pura maestria pop, altamente struggente e con un testo che rivela per la prima volta la fantasia della cantante e la sua abilità nell'evocare immagini infantili e al tempo stesso quasi sinistre e disturbanti. Prendetevi quattro minuti liberi e ascoltatela, anche in questa versione live che non rende del tutto giustizia allo splendore di quella registrata in studio (che non trovate su YouTube per questione di diritti), ma che ci arriva molto vicino.

damaged goods


Che effetto fa sentire "Natural's not in it" dei Gang Of Four, uno dei più politicizzati gruppi del post punk britannico, nella pubblicità di Microsoft Kinect? Ce n'era proprio bisogno? Chi lo sa, magari in questo modo si sono assicurati la pensione, ma un filo di tristezza rimane lo stesso.



venerdì 29 ottobre 2010

l'ultimo disco dei mohicani

Chiunque sia appassionato di vinili, tanto per restare in tema con un mio post di qualche giorno fa, probabilmente conoscerà il negozio di dischi Backdoor di Torino, uno dei pochi a resistere al logorio della vita moderna. Uno dei soci, per chi non ne fosse a conoscenza, è Maurizio Blatto, storica firma di Rumore (fateci caso, le sue cose sono sempre le migliori), "penna felice" (op. cit.) e dotato di uno humour efficacissimo. Per un certo periodo ho anche avuto il piacere di collaborare assieme a lui alla stessa fanzine, Football Mad, interamente devota al calcio e concepita con uno spirito punk DIY che la rendeva, secondo il mio modesto parere, un gioiellino. Per quell'esperienza, Blatto regalò alcuni pezzi strepitosi, tra cui il mio preferito, ovvero "il test per scoprire che tipo di tifoso sei" o qualcosa del genere (non possiedo più il numero con quell'articolo, chissà se Internet fa il miracolo?). Risate garantite, come quelle che mi sono fatto oggi tornando a casa con il passante ferroviario e il suo nuovo libro, "L'ultimo disco dei mohicani", immedesimandomi per un istante in uno dei freak con cui pare aver quotidianamente a che fare. All'interno del libro, oltre a una collezione di deliranti richieste, tutte vere, che gli hanno fatto in negozio nel corso degli anni - le potete anche leggere qui: http://www.backdoor.torino.it/?cat=5 -, troverete proprio la storia di Backdoor, fatta di personaggi che bazzicano il negozio come Mimmo Regghe, il Quotidiano, il Frocio Reale e altri, ma anche di riflessioni spassose sul collezionismo e sulla musica in generale. Il mio regalo perfetto per Natale...