1- Una decina di giorni fa, a bordo della navetta per Malpensa, in direzione Londra, mi sono ascoltato con grandissimo gusto ed enorme sorpresa (non ricordavo quanto mi piacesse) una raccolta di pezzi di Eugenio Finardi compilata apposta per il mio iPhone. 2- Qualche tempo prima, discutendo dei contenuti di una nuova rivista top secret di cui vi parlerò quando sarà il momento, avevo proposto, con grande successo, un pezzo su un album del 1977, "Diesel" di Eugenio Finardi. 3- Sull'ultimo numero di XL, quello di aprile appena uscito, scopro di avere una cosa in comune con Max Casacci (che intervista Eugenio Finardi). Per entrambi, il primo concerto in assoluto è stato del chitarrista e cantante milanese. Lui nel 1976, io tre anni più tardi.
E così, se tre indizi fanno una prova, mi tocca fare un post proprio sull'autore di "Musica ribelle", probabilmente il primo musicista italiano di cui sono diventato fan da adolescente. Avevo già scoperto il punk assieme a mio fratello, ma il bello di quel periodo era l'insaziabile curiosità che ci animava, una curiosità che non conosceva generi e confini: spesso si finiva per tornare a casa da Valerio e Cigna (i due negozi di dischi di Biella dove andavamo a spendere i soldi della paghetta settimanale) con le cose più disparate. Nella nostra discoteca si poteva trovare, fianco a fianco, Ramones, Dictators, Saints, Stranglers, Sex Pistols e Clash, ma pure Alberto Camerini, Ash Ra Tempel, Kraftwerk, Cheap Trick, Area, Frank Zappa, Stooges, Gong, Arti & Mestieri, MC5. Ed Eugenio Finardi, ovviamente. Non pensate che ci fossero due menti troppo consapevoli dietro a questa selezione, semplicemente la nostra ingenuità non ci permetteva ragionamenti sofisticati e così si andava per tentativi. Quasi tutti molto azzeccati, a onor del vero...
Tornando al protagonista di queste righe, fu dopo l'uscita di "Roccando rollando", ultimo suo lavoro su Cramps, che mio zio Ermanno portò me e mio fratello allo stadio Pistoni di Ivrea per vederlo dal vivo, il 29 agosto del 1979. Ho ricordi molto vaghi della serata: noi tre seduti per terra sull'erba ad aspettare l'inizio e poi a cantare tutte le canzoni; il gruppo eccezionale che accompagnava Finardi ovvero i Crisalide; l'inizio rock di "Tutto subito". E poi una canzone particolare, "Hold on", un traditional cantato in inglese che Finardi eseguiva spesso dal vivo e che aveva fatto anche un paio di mesi prima all'Arena di Milano durante il concerto per Demetrio. Un blues molto sofferto, di cui non conoscevo nemmeno il titolo, ma che mi restò impresso nella memoria anche durante il viaggio di ritorno e che mi sarebbe spiaciuto non poter ascoltare su disco. Mio zio mi disse che era un pezzo troppo particolare per poter essere inciso in studio e che aveva senso solo dal vivo. All'epoca mi sembrava un commento molto pertinente, oggi un po' meno, sinceramente, ma chissà mai perché di tutta la serata mi è rimasto impresso proprio quello. Non posso più chiederlo a mio zio, purtroppo, ma dubito si ricorderebbe di una frase di 33 anni fa.
Per il resto della mia vita e fino a qualche mese fa, Finardi è rimasto in sottofondo, senza mai andare via del tutto però, con qualche sporadico ritorno di fiamma occasionale (rammento persino un concorso di Boy Music in cui si poteva vincere un giorno in sua compagnia!). Nel corso di vari traslochi e svendite ho finito per scambiare i vinili dei suoi primi cinque album, pentendomene in tempi recenti e ricomprandoli a prezzi triplicati, a dimostrazione del mio fiuto imprenditoriale. Li ho persino presi in CD, in un unico cofanetto, e la sorpresa di riascoltarli da cima a fondo è stata davvero inaspettata. I ricordi sono riaffiorati in maniera intensa e, complice una maggior esperienza, mi sono potuto godere appieno i suoi tre dischi più importanti, "Sugo", "Diesel" e "Blitz, quelli in cui ha raccolto il meglio del suo repertorio dei Settanta, e provare a immaginare cose di cui prima ignoravo l'esistenza (le "porte del cosmo su in Germania" saranno quelle dei corrieri cosmici e del kraut rock?).
E così, proprio mentre sto correggendo queste righe per pubblicarle, digito su Google le parole Eugenio Finardi+Crisalide, per controllare tutti i nomi dei musicisti della sua band e la prima opzione della ricerca è quella di un blog che raccoglie in formato digitale quelli che una volta si chiamavano bootleg, ovvero registrazioni pirata di concerti. Apro il sito (http://rockrarecollectionfetish.blogspot.it/2012/01/eugenio-finardi-crisalide-stadio.html) e mi appare, con mio sommo sbigottimento, il file da scaricare del concerto di Ivrea, il primo della mia vita, con tanto di scaletta. QUEL concerto, insomma... Dopo il download immediato, la cartellina resta sul mio desktop, chiusa e pronta per l'ascolto, mi fa quasi impressione aprirla. C'è anche "Scimmia", forse il mio pezzo preferito di Finardi, e verso la fine arriva "Hold On". Più tardi prendo coraggio e la ascolto, magari riesco a capire anche io se davvero non avrebbe senso come versione di studio...
In mancanza di grandi suggerimenti discografici - per quelli mi sto attrezzando, vediamo cosa salta fuori - e impegnato come al solito a comprare dischi possibilmente usciti prima del 1992, mi consolo con una buona infornata di libri musicali che mi terranno impegnato per le prossime settimane. Cominciamo con "Figli del demonio - Biografia dei Dirty Actions e del punk new wave genovese 1979-1982" (LiberoDiScrivere, 15€), scritto dagli amici Diego Curcio (un ottimo allievo, se mai posso dire di averne avuto uno) e Johnny Grieco, che proprio dei Dirty fu cantante e leader. Detto quindi che sono di parte e che ho pure scritto un breve intervento che trovate all'interno del libro, l'ultimo a mandarlo da buon ritardatario, "Figli del demonio" ha il grande pregio di raccontare, senza perdersi troppo in particolari maniacali che ne rallenterebbero la lettura e con l'aiuto di tutti i protagonisti, i tre anni che hanno visto l'esplosione del punk e della new wave a Genova. Ingenui, provinciali, dilettantistici, provocatori, esplosivi, tecnicamente imprecisi: proprio per tutti questi motivi i Dirty incarnavano bene l'essenza del punk rock settantasettino, accompagnati lunga la strada da un buon numero di altre formazioni che si sono un po' perse nelle pieghe del tempo, dai grandi Scortilla ai Metalbody e gli Alan Lads. Ovviamente consigliato e da tenere con cura nella propria biblioteca punk. Dopo Genova, si cambia velocemente città, grazie a un bellissimo volume che mi ha gentilmente mandato il buon Oderso Rubini, storico protagonista della scena bolognese con le etichette Harpo's Bazaar e Italian Records e ancora in pista dopo tantissimi anni. Con la sua piccola casa editrice Sonic Press (ma anche label discografica col nome di Sonic Rocket), ha dato alle stampe un fantastico libro su cinquant'anni storia del rock a Bologna, "Largo all'avanguardia" (25€), oltre 400 pagine ricchissime di fotografie che raccontano una parabola artistica che, spiace per tutti gli altri, non ha nessun rivale in Italia. Non per nulla, la bibliografia su Bologna vanta molti volumi monotematici - e ricordo il bellissimo "Non disperdetevi" scritto proprio da Oderso con il giornalista Andrea Tinti nel 2003 -, nessuno dei quali però ha il dono della completezza come "Largo all'avanguardia". Dagli anni Sessanta in avanti, il volumone racconta le storie di tutti i protagonisti, celebri o meno, che hanno reso Bologna un possibile centro del mondo: da Beppe Maniglia e i Judas fino a Gaznevada, Confusional Quartet, Massimo Volume, Nabat, Isola Posse All Stars, Skiantos, Starfuckers, Il Parto Delle Nuvole Pesanti e tantissimi altri. Prezzo davvero popolare e ore di godimento assicurate, specialmente se, come me, avete amato in maniera viscerale la scena bolognese fin dagli anni Settanta. Voi fate come volete, io ci abbino il nuovo CD dei Confusional Quartet, "Italia Calibro X", appena uscito per Ansaldi Records e stacco telefono e computer... E dopo due ottimi regali, ecco anche un ottimo acquisto dell'ultimo minuto, ovvero la versione italiana del libro di Barry Miles, "London Calling - La controcultura a Londra dal '45 a oggi" (EDT, 23€), in cui l'autore racconta con cognizione di causa (semplicemente se l' è vissuta quasi tutta la parabola artistica londinese, beato lui...) perché quella città resta uno dei centri focali del mondo intero, un posto in cui succede ciò che deve succedere, a qualunque livello. Lettura divertente, stimolante e che vi farà venire voglia di andarci o ritornarci prima possibile. Proprio nella capitale inglese, qualche giorno fa, sono riuscito a recuperare il libercolo a fumetti "Henry & Glenn Forever" (Cantankerous Titles, $6), gustosa presa in giro del machismo di Rollins (Henry) e Danzig (Glenn), due tra i più celebri e leggendari cantanti punk. Il sottotesto criptogay delle vignette, chiaro fin dalla copertina, è quello che ha fatto più scalpore nella comunità hardcore mondiale, ma gli Igloo Tornado, collettivo composto da quattro fumettisti, vincono la sfida grazie all'ironia che permea ogni vignetta. La recensione migliore l'ha fatta lo stesso Rollins: "Has Glenn seen this? Trust me, he would NOT be amused". Ne siamo certi, caro Henry...
Posto sempre meno, me ne sono accorto, ma almeno lo faccio quando ne vale la pena. Come in questo caso, in cui ho avuto il piacere e l'onore di intervistare Roger Daltrey a Padova, poco prima del suo debutto italiano in cui ha suonato tutto "Tommy" per intero e un bell'estratto di classici immancabili degli Who. "My generation", "I can see for miles", "Behind blue eyes", "Who are you", "Baba O'Riley" e parecchie altre, per oltre due ore e mezza di spettacolo. Davvero incredibile per un quasi settantenne, ma raramente ho notato così tanta vitalità e curiosità in un artista che, diciamocelo, potrebbe ritirarsi a vita privata dopo una carriera irripetibile senza dover dimostrare più nulla. Del suo non avevo dubbi, ma anche il mio è stato un "amazing journey" niente male. Ecco l'intervista, con tutti i ringraziamenti del caso a chi di dovere...
Adoro le liste, mi piace farle, leggerle, compararle e, chiaramente, criticarle e pensare a come le avrei compilate io. Un esercizio calligrafico, forse, ma poco importa. L'ultima che ho letto in ordine di tempo è quella dei 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone, in edicola stamattina per festeggiare il proprio centesimo numero. Chissà perché, sfogliando la rivista ho pensato immediatamente di rifarla a mio piacimento, tenendo buono il grosso del lavoro fatto da loro e aggiungendo/togliendo dove ritenevo opportuno. Ho usato le stesse regole - un disco per ogni artista, per esempio - e ho buttato giù quasi di getto il mio remix, senza però compilare i dischi in ordine di preferenza. Il numero uno, dunque, non è il più bello o il migliore, non mi interessava fare una classifica, solo segnalare quelli che ritengo i miei 100 dischi italiani più belli di sempre.
Sono soddisfatto? Certamente sì, credo proprio che la mia lista sia migliore, sebbene più imparziale, ma è pure ovvio: ho deciso tutto io senza chiedere ad altre persone di darmi un loro parere, ma ho cercato anche di mantenere un minimo di equilibrio tra passione personale bruciante e oggettivo valore artistico. Avrò dimenticato qualcosa? Poco importa, sarà per la prossima volta.
Insomma, più la rileggo e più mi piace, soprattutto perché scevra - finalmente, cazzo - di nomi come Ligabue, Zucchero, Vasco Rossi e via di questo passo. Per quelli è sempre pronta la lista dei musicisti più noiosi, sopravvalutati e paraculi...
1.CONFUSIONAL QUARTET: Confusional Quartet 2.BATTIATO, Franco: La voce del padrone 3.BATTISTI, Lucio: Don Giovanni 4.DE ANDRE’, Fabrizio: Crêuza de mä 5.RATS: C'est disco 6.CAPOSSELA, Vinicio: Ovunque proteggi 7.DIAFRAMMA: Siberia 8.CSI – CONSORZIO SUONATORI INDIPENDENTI: Linea gotica 9.AREA: Arbeit Macht Freit 10.CELENTANO, Adriano: Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra 11.INDIGESTI: Osservati dall'inganno 12.CCCP FEDELI ALLA LINEA: 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età 13.BENNATO, Edoardo: I buoni e i cattivi 14.GAETANO, Rino: Mio fratello è figlio unico 15.ELIO E LE STORIE TESE: Italyan, rum casusu ciktyi 16.RAW POWER: Screams from the gutter 17.DANIELE, Pino: Nero a metà 18.MASSIMO VOLUME: Stanze 19.VERDENA: WoW 20.NOT MOVING: Sinnerman 21.LE STELLE DI MARIO SCHIFANO: Dedicato a... 22.TENCO, Luigi: Luigi Tenco 23.OFFLAGA DISCO PAX: Socialismo tascabile 24.BERTE’, Loredana: Traslocando 25.SANGUE MISTO: SxM 26.EQUIPE 84: Stereoequipe 27.FINARDI, Eugenio: Sugo 28.ROSEMARY'S BABY: Love songs 29.NADA: Luna in piena 30.IL TEATRO DEGLI ORRORI: Dell'impero delle tenebre 31.BLACK BOX: Dreamland 32.ROCCHI, Claudio: Volo magico n.1 33.TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: La testa indipendente 34.CASINO ROYALE: Sempre più vicini 35.ZERO, Renato: Zerofobia 36.ALMAMEGRETTA: Sanacore 37.CAPUTO, Sergio: Un sabato italiano 38.RITMO TRIBALE: Kriminale 39.FRANKIE Hi-NRG: La morte dei miracoli 40.DALLA, Lucio: Lucio Dalla 41.AFTERHOURS: Hai paura del buio? 42.GAZNEVADA: Sick Soundtrack 43.LINEA 77: Horror vacui 44.PFM: Storia di un minuto 45.FAUST’O: Poco zucchero 46.F:A.R.: Presto i topi verranno a cercarci 47.FABRI FIBRA: Mr. Simpatia 48.GABER, Giorgio: Far finta di essere sani 49.DETONAZIONE: Sorvegliare e punire 1983-1984 50.I CORVI: Ragazzo di strada 51.LE ORME: Ad gloriam 52.SORRENTI, Alan: Aria 53.ONE DIMENSIONAL MAN: You kill me 54.DECIBEL: Vivo da re 55.GARBO: A Berlino… va bene 56.AUTORI VARI: Rock ’80 57.AUTORI VARI: Gathered 58.POOH: Per quelli come noi 59.GOBLIN: Profondo rosso 60.KINA: Se ho vinto, se ho perso 61.GRAZIANI, Ivan: Pigro 62.CAMERINI, Alberto: Cenerentola e il pane quotidiano 63.CATTANEO IVAN: Primo, secondo, frutta (IVAn compreso) 64.BALLETTO DI BRONZO: Sirio 2222 65.CHRISMA: Chinese Restaurant 66.SKIANTOS: MONOtono 67.LOLLI, Claudio: Ho visto anche degli zingari felici 68.MARLENE KUNTZ: Il vile 69.NEGAZIONE: Lo spirito continua 70.ARTISTI VARI: The Great Complotto 71.DENOVO: Unicanisai 72.MATIA BAZAR: Tango 73.FRANTI: Il giardino delle quindici pietre 74.PANKOW: Freiheit fuer die sklaven 75.BISCA: S.D.S. 76.DISCIPLINATHA: Un mondo nuovo 77.STARFUCKERS Infrantumi 78.GIUDA: Racey Roller 79.FORTIS, Alberto: Alberto Fortis 80.STORMY SIX: Un biglietto del tram 81.BIGLIETTO PER L’INFERNO: Biglietto per l’inferno 82.LITFIBA: 17 re 83.SQUALLOR: Pompa 84.PERTURBAZIONE: In circolo 85.GANG, THE: Barricada Rumble Beat 86.CIAMPI, Piero: Io e te abbiamo perso la bussola 87.BANCO DEL MUTUO SOCCORSO: Darwin! 88.AFRICA UNITE: Un sole che brucia 89.BIANCHI, Maurizio: Symphony For A Genocide 90.JANNACCI, Enzo: Quelli che… 91.OSANNA: Palepoli 92.DEATH SS: The Story of Death SS (1977-1984) 93.ZU: Igneo 94.ARDECORE: Ardecore 95.NEFFA E I MESSAGGERI DELLA DOPA: Neffa E I Messaggeri Della Dopa 96.DE GREGORI, Francesco: Rimmel 97.I REFUSE IT: Cronache del videotopo 98.NAPOLI CENTRALE: Napoli Centrale 99.NEON: Rituals 100.FLUXUS: Non esistere
Capita sempre più spesso, in questi ultimi mesi, che molti degli appuntamenti più interessanti a livello musicale (ma non solo) siano in Santeria, un locale milanese in zona Città Studi che è pure difficile da definire. Ci sono degli uffici in co-working per chi vuole affittarsi una postazione di lavoro, un bar ricco di cose buone e appetitose, una sala per le presentazioni, un negozietto di dischi e libri. È la dimostrazione che, pur anteponendo una logica culturale (anche bere una buona birra o mangiare del buon cibo è cultura, almeno per quel che mi riguarda) a una grettamente economica, si può fare concorrenza a chiunque. Che poi tra i soci ci siano anche dei cari amici non fa che aumentare il piacere di passarci le serate o i pomeriggi.
Detto ciò, ci sono stato spesso ultimamente, la scorsa settimana per presentare un documentario sul D.I.Y., "Blood, sweat and vinyl", con la partecipazione di Mark "Barney" Greenway dei Napalm Death - ho finalmente realizzato, e credo di essere stato l'ultimo, il perché del soprannome -, Nicola Manzan/Bologna Violenta e i ragazzi dell'etichetta Frohike. Ieri sera, invece, ed è il vero motivo di questo post, sono passato per assistere alla presentazione del nuovo album di Claudio Rocchi, autentico freak della musica italiana, detto con il massimo rispetto possibile. Ci sono andato senza sapere bene cosa aspettarmi (ed essere, per una volta, di gran lunga il più giovane mi ha messo di buonumore), conoscendo di lui solamente due cose, entrambe vecchissime e distanti anni luce dall'oggi: il suo secondo album, nonché classico della psichedelia folk, "Volo magico n.1", uscito nel 1971 e ancora oggi parte integrante dei miei ascolti, e "Un gusto superiore", disco inciso assieme all'amico chitarrista Paolo Tofani (ex Area) dopo la conversione Hare Krishna. Ovviamente, l'aveva portato a casa mio fratello nel pieno del suo periodo mistico - credo durato pochi giorni/mesi - e resta un oggetto misterioso di difficile interpretazione, che non sento da decenni ormai. Mi è capitato almeno una decina di volte di vederlo in giro per mercatini, ma non me la sono mai sentita di ricomprarmelo. Chissà che sia la volta buona, appena lo incrocio di nuovo...
Tornando a Rocchi, in ogni caso, la sua carriera è passata per anche per la Cramps, come ogni artista interessante degli anni Settanta viene da pensare, storica etichetta casa di Finardi, Camerini, Area, Arti & Mestieri, ma anche Kaos Rock, Skiantos e molto altro. Poi, come molti dei suoi colleghi degli anni Sessanta e Settanta, è sparito dai radar (forse solo dai miei...) pur continuando a pubblicare dischi di cui non ho grandi informazioni. L'occasione per incontrarlo di nuovo è stata dunque quella in Santeria, in cui ha suonato per un'ora materiale vecchio e, soprattutto, nuovo. A parte le pause quasi infinite tra un pezzo e l'altro, mi è sembrato in gran forma, estremamente simpatico e comunicativo, con un'attitudine psichedelica, nel senso migliore del termine, intatta. Solo e circondato da strumenti, amplificatori, candele, incensi, una lampada chiamata Kundalini (guarda te...). Eppure così magnetico, come accade a chi ha qualcosa di importante da dire.
Insomma, prima di andare a casa mi sono procurato un paio di dischi che aveva in vendita, "A fuoco" del 1977, e "In alto", quello appena uscito, di nuovo per la rediviva Cramps. Proprio stamattina in macchina, vagando per il traffico milanese, tra code, smog, nebbia e freddo polare, ho ascoltato quest'ultimo, con un effetto che definire straniante è poco. Registrato, composto e prodotto dallo stesso Rocchi, pare uscito dalla metà dei Settanta e lascia quasi sgomenti. A parte qualche sporadico intervento esterno di altri collaboratori (la grafica terribile, per esempio), il resto è tutto farina del sacco del musicista meneghino (ora rilocato in Sardegna): "quella" voce, chitarre riverberate oltre ogni misura, drum machine che, spesso, vanno per conto proprio, suoni elettronici che appaiono e scompaiono, pezzi che sfumano in modi assurdi e inaspettati. Su tutto, testi mediamente molto interessanti e mai scontati, roba di gran lusso di questi tempi in Italia, specie se si pensa alla pochezza di ciò che si sente in giro e che viene spacciata per letteratura. Dovreste davvero ascoltarvi "Alchimia", "Gesù si gira", "Eccoti qui" e "La stella da cui vieni", nella speranza di intercettare una selle rare esibizioni psichedeliche di Rocchi.
Mi ricordo di aver passato giornate intere, da ragazzino, a tentare di capire e poi tradurre il testo di "The Boiler" degli Special A.K.A. con Rhoda Dakar alla voce, un racconto terribile di violenza contro le donne. Un crescendo di tensione, lirica e musicale, che mi mette i brividi ancora oggi. Vi risparmio la fatica e ve lo copio qui di seguito.
I went out shopping last saturday
I was getting some gear and this guy offered to pay
Who's the hunk? I think to myself
For so many years I've been left on the shelf
An old boiler
Then we went walking back down the high street
And I felt so proud because he looked so neat
He was a real hard man, tough as they come
He said I was cool but I still felt like
An old boiler
He bid me "Come out", how could I say no?
He said "Meet me at eight round my place, you know"
With my new gear on and a blow dried hair-do
But in my mind I knew I was still
An old boiler
We danced all night long to a nice steady beat
But my hair went to frizz in the terrible heat
My mascara ran and so did my tights
Confirming in my sight, I must be
An old boiler
So we came out this club, hot and sweaty
Because we'd been dancing all night
And he says to me "Well babe, what you doing then?"
"Well I think I might get a cab", I said casually
"Nah nah, come back to my place, I only live just round the corner
You can go home in the morning, yeah?"
"Well I don't think so, I've only known you a day, It's a bit soon innit
Give me a ring sometime, yeah?"
But then he starts to get mad
"Listen here girl, I bought that gear you got on, I paid you in here tonight
I bought you all them drinks and you wanna go home, I should bleedin' coco"
And then he stormed off
Well, I felt a right mug, well you would wouldn't you
So I ran after him, caught him up
And here we are walking down this street about a hundred miles per hour
Arm in arm, no talking, atmosphere you could have cut with a knife
There's no-one about, nothing to take your mind off it you know
No cars, not even the occasional stray animal
It was cold and the wind's whistling through the trees
Blowing newspapers across my legs so I tripped as I tried to keep up with him
And there was all these alleyways and railway bridges, the stink of piss
Then all of a sudden he grabbed hold of my arm
And he starts to drag me up one of these alleyways
Then he starts to hit me really hard across the face, you know
He was hitting me and grabbing at me
It was awful because he was, like, so big
Hitting me he was, and tearing at my clothes
There was nothing I could do honest, I was helpless
And then he tried to rape me, and there was nothing I could do, honest
In attesa del famoso post sul karaoke punk - al momento sono sprovvisto di verve creativa per scriverlo a dovere -, ecco un breve aggiornamento delle ultime novità personali. La volta scorsa, parlando di dischi ricevuti, mi sono colpevolmente dimenticato di citare l'esordio discografico dell'amico Valerio Millefoglie. Lo scrittore/dj a parole/wrestler con gli occhiali e dio solo sa cos'altro ha pubblicato un bellissimo CD, "I miei amici immaginari": racchiusi in una confezione pregevolissima, con delle stupende illustrazioni (si aprono a fisarmonica e valgono il prezzo del disco), ci sono dieci pezzi più un remix che raccontano altrettanti personaggi della fantasia sfrenata di Valerio, da "L'Uomo Pan di Stelle" a "L'Uomo Striscia Pedonale", tutti musicati da Massimo Martellotta dei Calibro 35. Insomma, il consiglio è quello di andare a vedere dal vivo le sue performance, non vi pentirete. Il suo party di presentazione del disco/terapia di gruppo è stata una delle cose più divertenti degli ultimi mesi anche se ho fatto indigestione di ciambelle, cheeseburger e gazzosa.
Detto questo, passiamo al vero motivo del post, ovvero l'uscita di "Rumori sacri", un bel libro pubblicato da Kali Yuga, piccola casa editrice che fa capo ad Alessandro Papa, proprietario della libreria/galleria d'arte Mondo Bizzarro a Roma. Ho conosciuto Alex molti anni addietro, quando Mondo Bizzarro era ancora un piccolo negozio a Bologna e si occupava principalmente di tematiche estreme: serial killer, musica industriale e post-punk, b-movies, cultura dell'apocalisse. Ciò che oggi viene definito con il termine "Occulture". Avendo una fidanzata di stanza nella città felsinea, mi capitava abbastanza spesso di fermarmi a salutare Alex e, chiaramente, di uscire dal suo negozio con un libro o un dvd. Insomma, tutto questo ve lo racconto perché sono felice di ritrovarlo dopo molti anni con questo bel tomo, "Rumori sacri", che racconta la storia di quattro delle più importanti band della scena post-industriale italiana. I capitoli opera di Aldo Chimenti, Paolo Bandera e Devis Grazieri (e Papa ovviamente) si occupano di Ain Soph, Rosemary's Baby, Sigillum S e Atrax Morgue, nomi leggendari per chi è avvezzo a certe sonorità, progetti il cui materiale è introvabile se non a prezzi folli e che per molti anni hanno rappresentato la frangia più estrema di un un movimento già di per sè piuttosto incline a pericolose derive.
È stato soprattutto il nome Rosemary's Baby ad attirarmi, gruppo per cui ho sempre nutrito un interesse morboso e con cui mi imbarcai in un lungo carteggio epistolare in gioventù. Branca italiana del Tempio della Gioventù Psichica (T.O.P.Y.), i veronesi rappresentarono un unicum nella scena locale, tra suggestioni industrial, occultura, esoterismo e di loro conservo gelosamente dischi (due soltanto, il secondo mi arrivò per posta in regalo), cassette, volantini e lettere. Dopo essermene scordato per vent'anni e più, negli ultimi mesi ho avuto occasione di parlare di loro con un paio di amici che mi hanno risvegliato l'antica passione. Questo libro, dunque, non poteva che essere il mezzo ideale per riprendere in mano i vecchi vinili e scoprire alcuni retroscena di cui non ero a conoscenza.
Chiusura breve, infine, per un altro libro, recuperato in un mercatino ancora nel cellophane, perfettamente intonso. Si tratta di "Tutto in una notte" di Tony Parsons e vale molto più dei due euro che l'ho pagato. Ne possiedo già una copia, ma come spesso succede per le cose che mi piacciono, non riesco a fare a meno di ricomprarle, magari per regalarle ad amici. Parsons, per chi non lo conoscesse, fu uno dei primissimi giornalisti a occuparsi di punk, per l'esattezza assieme all'amica/compagna Julie Burchill, nella redazione di NME. Si dice che, per rimarcare la differenza con i colleghi che ancora si occupavano entusiasticamente di rock tradizionale, i due avessero circondato le loro scrivanie con filo spinato e cocci di bottiglia! In tempi recenti, Parsons è diventato un romanziere di grande successo in Gran Bretagna e questo libro è uno dei suoi migliori: la storia si svolge nella notte del 16 agosto 1977, data in cui muore Elvis Presley e in piena epoca punk, e ha come protagonisti Terry (giornalista musicale e alter ego dello stesso Tony), la sua ragazza fotografa Misty e la rockstar Dag Wood. Se siete appassionati di punk, riconoscerete molti posti della Londra di quegli anni, ma ovviamente il libro è godibile in qualunque maniera. Insomma, la copia in regalo è qui, posso valutare eventuali richieste...